27 Aprile 2026

Il 22 marzo, il programma di RAI 3 “PresaDiretta” ha dedicato una puntata all'IA e al suo impatto sulle professioni intellettuali. È un tema che ci tocca da vicino e da anni le nostre associazioni raccolgono dati e testimonianze. Abbiamo quindi seguito con attenzione e interesse la trasmissione, che ha però destato una certa preoccupazione.

Ecco perché AITI, STRADE (Traduttrici e traduttori editoriali SLC-CGIL) e ACTA-Tramiti (Traduttrici e Traduttori Multimediali Italiani) hanno deciso di far arrivare una dichiarazione congiunta alla redazione del programma.

Cosa ha destato la nostra preoccupazione

La trasmissione ha contribuito, magari senza volerlo, a dare un'immagine poco realistica delle condizioni economiche della nostra professione: i compensi riportati erano anche fino a una decina di volte superiori alla media reale, come per esempio nel caso della traduzione editoriale, dove è raro che i redditi annui superino i 12.000 euro. Non è affatto un dettaglio: se i media offrono una rappresentazione errata di una professione, è questa immagine che rischia di consolidarsi nell'opinione pubblica.

E non sono stati soltanto i dati numerici lontani dalla realtà a convincerci a scrivere.

La velocità non è la stessa cosa della qualità

Uno dei tanti messaggi impliciti veicolati nel dibattito sull'IA e sul suo impatto sulla traduzione è che la rapidità e la facilità di utilizzo equivalgano all’affidabilità. Un'equivalenza invece quotidianamente smentita dalla nostra esperienza professionale.

I rischi di una traduzione automatica non supervisionata da professionisti hanno una ricaduta non soltanto su chi opera nel settore, ma anche su chi legge, firma, applica o si affida a un testo tradotto. Un termine reso in maniera imprecisa può cambiare il senso di un contratto. Un errore di traduzione in un documento medico non si limita a essere un errore linguistico: può trasformarsi in un errore clinico. In un’aula di tribunale, la perdita di una sfumatura pragmatica non è un dettaglio.

Questo vale per ogni genere di traduzione – editoriale, specialistica, giuridica, tecnica, medica, multimediale – e per l'interpretazione in tutte le sue forme.

Il professionista al centro, non al margine

Nella lettera ribadiamo un’idea precisa, che non è quella dello "human in the loop" – una presenza marginale, un correttore della traduzione prodotta dal software – bensì quella dello “human in the core”: il professionista non è un complemento opzionale del processo di traduzione: ne è il centro di gravità. E soprattutto in contesti ad alto rischio, l'intervento umano non è rimpiazzabile: è strutturale.

Non si tratta di opporsi o di fare resistenza all'innovazione. Si tratta di conoscere e riconoscere i limiti dello strumento e usarlo con consapevolezza e professionalità.

Una proposta concreta

Abbiamo chiesto un incontro con la redazione di PresaDiretta, per fornire dati aggiornati, esperienze vissute e riflessioni maturate nella pratica professionale. Le associazioni di categoria non sono soltanto portavoce di interessi corporativi: sono fonti di conoscenza specialistica, che possono contribuire a una narrazione più accurata e responsabile della realtà.

Tradurre è tutt’altro che sostituire una parola a un’altra. È mettere in dialogo culture, sistemi concettuali, registri linguistici. È un lavoro che richiede competenza, giudizio e responsabilità – proprio quelle qualità che nessun sistema automatico può garantire autonomamente.

La lettera integrale è disponibile qui.

 

Firmato da: 
AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti | STRADE – Traduttrici e traduttori editoriali SLC-CGIL | ACTA-Tramiti – Traduttrici e Traduttori Multimediali Italiani